LA PITTURA
Diamond Luisant, artista di origini pugliesi, (Grottaglie 22/07/1985) manifesta fin da bambino un legame
profondo con la pittura. A soli otto anni realizza ritratti dei grandi sovrani del passato, mostrando già
un’ossessione precoce per la memoria, l’identità e il potere delle immagini.
Durante gli anni all’Accademia di Belle Arti di Brera, si avvicina all’astrattismo, sperimentando con
masse di colore e composizioni materiche. Tuttavia, l’astrazione non riesce a contenere le sue emozioni,
spingendolo ad abbandonarla per abbracciare una pittura realista, al limite dell’iperrealismo. Un
iperrealismo personale, intimo e struggente, lontano dalla rappresentazione sterile dell’oggettività
quotidiana.
I suoi soggetti non sono mai oggetti o ambienti banali, ma persone: familiari, amici, modelli sconosciuti,
figure pubbliche, capi di Stato o autorità religiose. Spesso sono ritratti completamente nudi, privati di
ogni riferimento storico o culturale. Nessun elemento, abito o ambientazione deve poter ancorare
l’immagine a un’epoca precisa. Come fotografie senza tempo, le opere di Diamond vogliono attraversare
il presente, il passato e il futuro con lo stesso impatto.
Il volto dei soggetti è sempre neutro, privo di sorrisi o lacrime. Nessuna emozione evidente: tutto è
lasciato allo sguardo. Gli occhi, per Diamond, sono il vero centro dell’opera, perché sono l’unico
elemento che non può mentire. Come insegna Platone,
“gli occhi sono lo specchio dell’anima”
questa consapevolezza che nasce tutta la sua ricerca.
— ed è da
Gli sguardi dei suoi protagonisti sembrano persi in un altrove interiore, malinconici, intrappolati in un
ricordo lontano. Quella memoria è la stessa dell’artista, che ha attraversato anni di sofferenza e
solitudine dopo il trasferimento a Milano, lontano dalla propria terra e dagli affetti.
Le sue tele sono dominate da toni di grigio. Il fondo, sempre più scuro rispetto ai volti, serve a isolare il
soggetto dal mondo, per costringere chi guarda a confrontarsi con quegli occhi. E con il dolore che
raccontano.
Nel 2021, durante il mandato di Mario Draghi come Presidente del Consiglio, Diamond realizza un’opera
pittorica dedicata alla sua figura. Il dipinto viene esposto a Palazzo Ferrajoli, proprio di fronte a Palazzo
Chigi, sede del Governo Italiano. L’opera suscita forti reazioni e accese discussioni nel panorama
artistico e mediatico, tanto da portare la critica a definirlo “lo Jago della pittura”
, per la potenza
provocatoria e il realismo crudo della sua opera. Un confronto importante con lo scultore
contemporaneo Jago, che suggella il suo ingresso tra gli artisti più interessanti del nostro tempo.
Diamond non dipinge per decorare, ma per sopravvivere. La sua arte è carne viva, memoria viva. Usa la
propria sofferenza per creare opere che non solo colpiscono, ma toccano. Opere in cui lo spettatore può
specchiarsi, riconoscere le proprie fragilità e sentirsi meno solo. Perché in fondo, tutti cerchiamo
salvezza nel ricordo di qualcosa che ci ha resi felici. E attraverso i suoi dipinti, Diamond ci tende la mano
per attraversare quel dolore insieme.
Oggi è tra gli artisti emergenti più interessanti della scena italiana, protagonista di articoli su Artwave e
sul blog Emozione Arte, dove viene definito come la “punta di diamante” della nuova arte figurativa
contemporanea
LA PITTURA
Diamond Luisant, artista di origini pugliesi, (Grottaglie 22/07/1985) manifesta fin da bambino un legame
profondo con la pittura. A soli otto anni realizza ritratti dei grandi sovrani del passato, mostrando già
un’ossessione precoce per la memoria, l’identità e il potere delle immagini.
Durante gli anni all’Accademia di Belle Arti di Brera, si avvicina all’astrattismo, sperimentando con
masse di colore e composizioni materiche. Tuttavia, l’astrazione non riesce a contenere le sue emozioni,
spingendolo ad abbandonarla per abbracciare una pittura realista, al limite dell’iperrealismo. Un
iperrealismo personale, intimo e struggente, lontano dalla rappresentazione sterile dell’oggettività
quotidiana.
I suoi soggetti non sono mai oggetti o ambienti banali, ma persone: familiari, amici, modelli sconosciuti,
figure pubbliche, capi di Stato o autorità religiose. Spesso sono ritratti completamente nudi, privati di
ogni riferimento storico o culturale. Nessun elemento, abito o ambientazione deve poter ancorare
l’immagine a un’epoca precisa. Come fotografie senza tempo, le opere di Diamond vogliono attraversare
il presente, il passato e il futuro con lo stesso impatto.
Il volto dei soggetti è sempre neutro, privo di sorrisi o lacrime. Nessuna emozione evidente: tutto è
lasciato allo sguardo. Gli occhi, per Diamond, sono il vero centro dell’opera, perché sono l’unico
elemento che non può mentire. Come insegna Platone,
“gli occhi sono lo specchio dell’anima”
questa consapevolezza che nasce tutta la sua ricerca.
— ed è da
Gli sguardi dei suoi protagonisti sembrano persi in un altrove interiore, malinconici, intrappolati in un
ricordo lontano. Quella memoria è la stessa dell’artista, che ha attraversato anni di sofferenza e
solitudine dopo il trasferimento a Milano, lontano dalla propria terra e dagli affetti.
Le sue tele sono dominate da toni di grigio. Il fondo, sempre più scuro rispetto ai volti, serve a isolare il
soggetto dal mondo, per costringere chi guarda a confrontarsi con quegli occhi. E con il dolore che
raccontano.
Nel 2021, durante il mandato di Mario Draghi come Presidente del Consiglio, Diamond realizza un’opera
pittorica dedicata alla sua figura. Il dipinto viene esposto a Palazzo Ferrajoli, proprio di fronte a Palazzo
Chigi, sede del Governo Italiano. L’opera suscita forti reazioni e accese discussioni nel panorama
artistico e mediatico, tanto da portare la critica a definirlo “lo Jago della pittura”
, per la potenza
provocatoria e il realismo crudo della sua opera. Un confronto importante con lo scultore
contemporaneo Jago, che suggella il suo ingresso tra gli artisti più interessanti del nostro tempo.
Diamond non dipinge per decorare, ma per sopravvivere. La sua arte è carne viva, memoria viva. Usa la
propria sofferenza per creare opere che non solo colpiscono, ma toccano. Opere in cui lo spettatore può
specchiarsi, riconoscere le proprie fragilità e sentirsi meno solo. Perché in fondo, tutti cerchiamo
salvezza nel ricordo di qualcosa che ci ha resi felici. E attraverso i suoi dipinti, Diamond ci tende la mano
per attraversare quel dolore insieme.
Oggi è tra gli artisti emergenti più interessanti della scena italiana, protagonista di articoli su Artwave e
sul blog Emozione Arte, dove viene definito come la “punta di diamante” della nuova arte figurativa
contemporanea
